IL DEBITO PUBBLICO … NAPOLETANO

Si sente parlare tanto dell’impossibilità di arrivare all’indipendenza dall’italia a causa del debito pubblico da questo stato accumulato. Assolutamente falso. Il percorso economico di un nuovo stato indipendente è appunto “nuovo”.

Non ci potrà essere nessun futuro politico per uno stato napolitano se non si stabilisce un tragitto economico favorevole all’intera Napolitania. Essendo l’economia motivo di sopravvivenza di qualsiasi popolo, resta di vitale importanza risolvere la questione del debito pubblico. Ci tengo a voler esprimere il mio modo di risolverlo perchè si parla tanto e si scrive tanto su questa faccenda del debito, ma l’interesse per esso va sempre più assottigliandosi.

Il problema del debito pubblico va affrontato con coraggio, creandosi anche dei nemici in campo internazionale, ma ciò è ben poca cosa rispetto alla libera sopravvivenza della Nazione Napolitana. E’ ancora più arduo l’impegno che una Napolitania indipendente potrà prendere assieme agli altri stati del Mediterraneo portando a compimento quelle azioni coraggiose atte a risolvere una volta e per tutte il problema del debito.

In primo luogo bisogna trovare le cause iniziali che hanno dato origine al debito. Per quel che riguarda i napolitani possiamo con certezza affermare che iniziarono a indebitarsi con l’avvento dell’invasione dei piemontesi sabaudi nel 1860 e che di fatto saccheggiarono ogni ricchezza dell’allora regno napolitano per poi sfruttarla come colonia interna al neonato stato italiano. Infatti dal Piemonte e dalle altre regioni cisalpine scesero come cavallette a (mal)gestire gli affari napolitani. Così economicamente distrussero l’imprenditoria e le banche, allora le più ricche della penisola, e facendo intervenire investitori anche stranieri che indebitarono il sistema napolitano. La situazione è poi precipitata dal dopoguerra a oggi. Uno stato napolitano di nuova e moderna costituzione non ha nessun legame con un tale debito contratto da un sistema di colonizzazione criminale quindi non siamo tenuti a pagarlo.

Il debito pubblico è ormai riconosciuto come conseguenza della politica capitalista e quindi controllato da quegli stati che imperniano la loro economia sull’imperialismo anche detto neocolonialismo. Tutto questo affinchè non ci sia nessun tipo di sviluppo per gli stati, trasformando i popoli in schiavi e consumatori robottizzati educati dai media a indebitarsi e spendere più di quanto si possiede, innalzando in questo modo anche il debito privato. Chi investe nei nostri territori napolitani lo fa grazie al debito pubblico in cui lo stato italiano ci ha affossato, con la garanzia di un forte e sicuro guadagno dai fondi privati. Ciononostante potrebbero fare pressione affinchè lo stato napolitano onori il pagamento della sua parte di debito contratto all’interno dello stato italiano, però noi non solo sappiamo per certo che nessun debito pubblico può essere rimborsato per intero, ma non siamo tenuti a onorarlo in quanto ne siamo vittime e addirittura siamo tenuti a essere risarciti per tanti anni di sfruttamento coloniale.

Le riforme monetarie, come la moneta unica, servono anche come alibi agli stati corrotti dal neoliberismo per poter promuovere la privatizzazione cioè svendere beni pubblici ai creditori del famoso “debito”. E qui si inventa a tavolino la cosiddetta “crisi”. Crisi monetaria, crisi finanziaria, crisi produttiva e in questo modo il debito pubblico sale e aumentano le privatizzazioni. Per cui ribadisco che il debito non lo dobbiamo pagare perchè non ne siamo responsabili.

Le crisi non esistono, sono invenzioni per permettere ai pochi padroni del mondo di essere ancora più ricchi sulle spalle dei popoli che saranno sempre più poveri. Chi non si ribella a questo sistema che ha molti nomi, liberismo, capitalismo, globalizzazione, privatizzazione, esportazione di democrazia, missioni di pace, sarà complice di tutti gli assassinii commessi.

 

Allargo appena il discorso giusto per dire che ogni qual volta una napolitano acquista un qualsiasi prodotto che non è stato fatto al di sotto del Tronto commette un danno all’intera Nazione Napolitana. Per cui assieme al coraggio di affrontare ed eliminare una volta e per sempre il debito pubblico va detto che bisogna incentivare le nostre produzioni e guadagnarci i mercati internazionali senza dover strisciare ai piedi delle grandi distribuzioni cisalpine e europee, ma creandone di nostre a cui dovranno fare capo i nostri consorzi, le nostre cooperative. Alla base di ciò, per un buon rilancio, è basilare la costituzione di una Banca Centrale Napolitana che sia egregiamente controllata dallo stato.

Oggi, ogni volta che c’è da prendere una decisione monetaria ed economica in generale, ci si riunisce sempre a Bruxelles o in qualche altra località straniera, cioè in un paese lontano dal popolo napolitano, da una città che dista migliaia di km di distanza, un gruppuscolo di persone che nemmeno conosce la differenza tra la mozzarella di bufala e quella vaccina o che scambia per pizza napoletana quell’obbrobrio congelato fatto a Milano che si vendono nei supermercati, emana direttive assurde per compiacere i propri interessi. Ebbene abbiamo molte teste pensanti e bravi giovani con una certa creatività e intelligenza per prendere le decisioni economiche che dovranno essere ragionate sul nostro territorio, a nostro favore, iniziando a realizzare il mercato mediterraneo. I napolitani non dovranno più essere solo un popolo di consumatori, ma dovranno essere incentivati a produrre e a esportare in cambio di una ragionevole importazione mediterranea. Usiamo e consumiamo napolitano. L’indipendenza inizia dal vivere in libertà e con orgoglio.

 

NOXIAS HERBAS!

Antonio Iannaccone

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